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a cura di Maria Teresa Pellicori
35 Comunità montane ancora nel Patto di stabilità, inclusa quella dei giochi olimpici 2006. La Camera boccia gli emendamenti proposti dall’Uncem

Borghi “occasione persa per ristabilire una situazione di equità e pari dignità sul territorio”
Per una manciata di voti, la Camera ha bocciato, nella seduta di ieri pomeriggio, gli emendamenti proposti dall’Uncem e presentati a firma di diversi onorevoli tra cui Olivieri, Merlo, e Mariotti, e relativi alla richiesta di esclusione di tutte le Comunità montane dai vincoli del Patto di stabilità e in particolare di quelle che partecipano allo svolgimento dei “Giochi Olimpici Invernali Torino 2006” (in ogni caso della Comunità montana Bassa Valle Susa e Val Cenischia), all’eliminazione del riferimento temporale per il solo 2005 per quelle già escluse e all’incremento di 10 mila euro del fondo per l’esercizio associato delle funzioni comunali da parte delle Comunità montane.
Nonostante la strenua difesa operata soprattutto dall’On. Olivieri, che ha ben espresso la ratio degli emendamenti, invitando relatore e Governo a rivedere i parere contrari espressi in precedenza anche per coerenza con quanto deciso al Senato.
“La Camera - ha detto il Presidente dell’Uncem Enrico Borghi - ha perduto l’occasione di sanare una situazione che darà vita ad un’ingiustificata sperequazione tra gli enti di governo del territorio montano.
Gli emendamenti suggeriti dall’Uncem e presentati e difesi dagli amici onorevoli, avevano l’obiettivo di sanare una situazione di disuguaglianza e di ingiustificata discriminazione nei confronti della rimanenti 35 Comunità montane, colpevoli di registrare una popolazione superiore a 50 mila abitanti.
Senza contare il paradosso di quella coinvolta nell’organizzazione di Torino 2006, che si vede da una parte costrette a dover completare le opere, obbligatoriamente, entro il 15 dicembre prossimo, e dall’altra a rispettare i vincoli del patto.
Siamo al cospetto di un evidente meccanismo schizofrenico, di cui non riusciamo a comprendere le ragioni, e che va a danneggiare non solo il territorio montano, ma l’intero Paese.
Ci chiediamo che senso abbia voler creare l’Italia di serie A e di serie B e soprattutto quale sia la logica di uno Stato o che con una mano concede i fondi e impone le scadenze e con l’altra impedisce la realizzazione degli obblighi da esso disposti”.
“Delle due l’una - ha detto Olivieri durante la seduta alla Camera - o il Governo non aveva coscienza di ciò che stava facendo, oppure l’esclusione delle Comunità montane con popolazione superiore a 50 mila abitanti non ha ragione di esistere”.
E per supportare concretamente quest’affermazione, fa i conti: far rientrare le 35 Comunità montane che rimangono ancora assoggettate ai vincoli dei Patto di stabilità sarebbe costato allo Stato appena 4 milioni di euro.
“Tra l’altro - dice ancora Olivieri - una di queste Comunità montane è coinvolta nel progetto delle Olimpiadi 2006.
Quindi non accogliere questo e i successivi emendamenti che si pongono tale obiettivo significa da un lato perpetrare un torto, e dall’altro non essere in grado di rispondere con razionalità ed intelligenza ad un problema reale”.
Nel commentare l’emendamento che chiede l’incremento del fondo alle Comunità montane che svolgono esercizio associato di funzioni comunali, Olivieri riporta l’attenzione sulla finanza totalmente derivata che ancora affligge le Comunità montane, facendo presente che il decreto “taglia spese” dello scorsa estate ha dimezzato lo stanziamento a favore degli enti della montagna.
“L’emendamento - ha detto Olivieri - tende perciò a limitare i danni. Votare contro tale proposta emendativa significa negare la specificità delle Comunità montane”.
Sulla necessità di rimuovere soprattutto il limite temporale per il solo anno 2005 per le Comunità montane già escluse, sono intervenuti gli onorevoli Merlo e Mariotti.
“In quanto enti locali - ha detto Merlo - da sempre esclusi dal patto medesimo, le 35 Comunità montana che superano i 50 mila abitanti verrebbero impropriamente discriminate rispetto alle altre comunità montane sulla base del solo criterio della popolazione e non anche di quello della superficie”.
“Insomma - ha concluso Merlo - vi è un problema di equità e, soprattutto di non discriminazione delle 35 comunità montane rispetto alle 356 presenti sul nostro paese”.
“La limitazione all’anno 2005 - ha aggiunto Mariotti - significherebbe creare un’enorme confusione e precarietà in una maniera tale da rendere impossibile la programmazione delle spese e degli investimenti”.
E di discriminazione parla anche Olivieri, all’indomani della votazione
“Vi è una chiusura preconcetta e ingiustificata dal punto di vista dell’onere finanziario, di appena quattro milioni di euro, nei confronti delle Comunità montane.
Questa maggioranza e questo Governo non ritengono, evidentemente, che le Comunità montane possano essere punto di riferimento per una politica più efficiente ed efficace sul territorio. Appare paradossale la diversità di atteggiamento che passa tra i convegni su questo tema, ricchi di propositi di impegno e strategie di valorizzazione, e quello che invece accade poi nel merito”.
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