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a cura di Maria Teresa Pellicori
FINANZIARIA: SUBITO 60 MILIONI PER FONDO MONTAGNA
La Finanziaria "non ha stanziato nemmeno un euro sul Fondo Nazionale per la Montagna", mentre
occorre inserire una posta di "almeno 60 milioni".
Così il presidente dell’Uncem Enrico Borghi durante l'audizione di stamane sulla Finanziaria alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera.
"Il primo commento - ha spiegato Borghi - non necessità di aggettivi: di fronte agli zero euro destinati al Fondo Nazionale per la Montagna non possiamo che constatare che la Finanziaria
si è dimentica di noi".
"O il Parlamento prende coscienza - ha proseguito - che su questo punto va cambiata la Finanziaria o le Comunità montane dovranno aumentare le tariffe per i servizi. E ricordo che si tratta di servizi come la raccolta dei rifiuti solidi urbani, il trasporto scolastico, la refezione scolastica, che toccano tutti la qualità di vita dei cittadini".
La cifra minima da mettere in posta, secondo Borghi, è di 60 milioni di euro, "come aveva indicato lo scorso anno lo stesso Parlamento".
"Voglio poi ricordare - ha concluso Borghi - che la finanza corrente delle Comunità montane è ferma al 1993, e questo ci impedisce di lavorare".
Nello specifico, le proposte emendative dell’Uncem riguardano il ripristino del Fondo Nazionale per la Montagna nella misura di almeno 61 milioni di euro per il 2006, con proiezione triennale, l’incremento del fondo di parte corrente delle Comunità montane e gli incentivi all’associazionismo comunale e l’esclusione dal Patto di stabilità anche delle Comunità montane oltre i 50.000 abitanti.
Nel documento che l’Uncem ha sottoposto alle Commissioni si legge inoltre che si caldeggia l’istituzione di un fondo perequativo, ovvero di adeguato strumento, in relazione alla copertura dei maggiori oneri oggettivi presenti in montagna che determinano l’esigenza di sopperire ai sovraccosti strutturali permanenti che qui si manifestano con evidenza. Si pensi al tema della gestione delle risorse endogene quali l’acqua, della maggiore difficoltà nella localizzazione di attività economiche e d’impresa, della insufficiente dotazione dei servizi a domanda individuale e collettiva.
Rispetto al tema della finanza dei piccoli comuni della montagna, si rimarca come i tagli operati nel 2005 dalla legge finanziaria colpiscano per il 56% gli enti sottodotati, la maggior parte dei quali è costituita da Comuni sotto i 5.000 abitanti, per lo più montani. In tali realtà è impraticabile qualsiasi manovra di recupero agendo sulla leva ICI, residuale sul piano della consistenza finanziaria, o aumentando le tariffe dei servizi, del pari irrilevanti.
E’ pertanto necessario assicurare a favore dei medesimi Comuni l’alimentazione del fondo nazionale ordinario per gli investimenti, dotare adeguatamente il fondo specifico per i Comuni fino a 3.000 abitanti e, come riferito, rialimentare convenientemente gli incentivi erariali per l’esercizio delle funzioni e dei servizi in forma associata da parte delle Unioni di comuni e delle Comunità montane.
Da tempo abbiamo la consapevolezza che se non si affronteranno alla radice le questioni della crescita e dello sviluppo economico-produttivo della montagna, rischiamo di realizzare politiche monche le quali non prendono in considerazione una consistente quota del territorio nazionale (il 54% per la precisione), generando ricadute su tutto il tessuto economico, sociale e territoriale.
Borghi al TG3: parlano i numeri, Fondo Montagna a zero
“Ogni commento rischierebbe di essere ridondante – ha detto il Presidente Borghi al microfono di Giuseppina Paterniti del Tg 3.
Più che le parole, parlano i numeri: lo stanziamento per il Fondo Nazionale per la Montagna è di zero euro”.
“Se questa Finanziaria verrà approvata dal Parlamento – ha aggiunto – avremo enti montani privi di fondi per investimento e incapaci di rispondere ai servizi fondamentali dei cittadini. Servizi come la raccolta dei rifiuti solidi urbani, il trasporto scolastico, la refezione scolastica, che determinano la qualità di vita stessa dei cittadini”.
Rispondendo alla domanda della Paterniti sulla discussione al Senato, il Presidente ha detto
“C’è un urgente bisogno di politica , non di ragioniera. Una ragioneria che, tra l’altro, sbaglia anche sui numeri.
Dieci milioni di italiani si attendono risposte politiche e non alibi di fronte ad una situazione che, come l’azzeramento del Fondo Montagna, non può essere giustificata in alcun modo”.
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