Borghi a Idro: “Costiamo meno di quanto perde Alitalia in un giorno e rappresentiamo il 17% del Pil”
E Gianantonio Stella difende il modello di gestione della montagna italiana
“Le Comunità montane sono un organismo finito ormai fuori controllo. È necessario fare piazza pulita, sgomberare tutte le macerie e ripartire”.
È con questi toni che il sottosegretario al Ministero Economia e Finanze Daniele Molgora ha aperto i lavori del convegno “Le Comunità Montane: una storia, un futuro”, svoltosi ieri a Idro, in provincia di Brescia.
Molgora, per altro, è stato l’unico rappresentante delle Istituzioni ad avere il coraggio della presenza.
Ferma la risposta di Enrico Borghi presidente dell’Uncem: “La montagna che noi rappresentiamo – ha detto – da quasi quarant’anni produce il 17% del Pil italiano.
Le Comunità montane non sono carrozzoni dove vanno a sedersi i cosiddetti trombati della politica, visto che tutti i suoi amministratori sono stati eletti direttamente dai cittadini con voto di preferenza, e rappresentano tutta la gente di montagna che vede il proprio territorio espropriato dei beni a vantaggio di altre aree più fortunate come collocazione geografica”.
I dati parlano chiaro: alla fine della “cura Tremonti” le Comunità montane costeranno allo Stato 30 milioni di euro, meno di quella che è la perdita di Alitalia ogni giorno.
E Comunità virtuose come la Valle Sabbia sono in grado di movimentare investimenti sul territorio per cifre doppie o triple rispetto al finanziamento pubblico ricevuto, dimostrando come i territori montuosi italiani, che sono anche i più deboli e marginali del Paese, siano degni di veder garantito, come prevede la nostra Costituzione, un modello di sviluppo, anche nella attuale complessa fase di competizione globale, pari a quello delle aree più importanti e geograficamente avvantaggiate.
E nonostante i ristretti finanziamenti ricevuti annualmente da Roma, 180 milioni di euro nel massimo storico destinati a diventare 30 milioni nel 2011, “gli interventi delle Comunità montane hanno spesso un impatto economico pari o inferiore a quelli effettuati nelle grandi aree metropolitane e suppliscono a carenze del Governo centrale” ha ricordato Ermano Pasini, presidente della Comunità Valle Sabbia organizzatrice del convegno in collaborazione con la Provincia di Brescia, la Regione Lombardia e l’Uncem.
“Abbiamo dimostrato come l’ente Comunità non sia necessariamente un costo” ha continuato Pasini “Se c’è programmazione, una gestione politica intelligente, vocazione alla diversificazione degli investimenti, essa può trasformarsi in un volano di sviluppo per i comuni associati” ha concluso.
Gian Antonio Stella, co-autore del libro “La Casta” che ha portato alla ribalta il tema dello spreco delle Comunità montane, è stato anche il più strenuo difensore del modello di gestione dei territori montuosi italiani avviato dalla legge 1102 del 1971. “Anche le Comunità montane dovrebbero fare come la Regione Sicilia che rivendica, come ricatto per l’accettazione del federalismo fiscale, l’acquisizione delle accise sulla raffinazione del gas che avviene sul territorio siciliano” ha dichiarato il giornalista.
Per esempio, i comuni montani dovrebbero incominciare a rivendicare le stesse pretese sullo sfruttamento idrico, e a monte del processo industriale energetico che ne scaturisce. Strada sulla quale l’Uncem si è incamminata da tempo.
La Regione Lombardia, rappresentata oggi dal consigliere Vanni Ligasacchi e dall’Assessore al Territorio Mario Scotti si è proclamata pronta a dare tutto il necessario sostegno affinchè le Comunità montane continuino ad esistere come strumento di governo di territori altrimenti destinati a restare ai margini della competizione e dello sviluppo.
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