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Venerdì, 17 ottobre 2008

SCUOLE: MURO CONTRO MURO IN CONFERENZA UNIFICATA, NULLA DI FATTO

Fumata nera nella conferenza unificata di ieri convocata per discutere – tra gli altri – dei provvedimenti governativi in materia di riordino scolastico e del piano di dimensionamento delle istituzioni scolastiche che tocca da vicino anche le scuole dei territori montani.

Regioni e autonomie locali all’unanimità hanno richiesto come elemento pregiudiziale per la discussione di merito l’impegno formale del governo a cancellare l’articolo 3 del decreto legge 7 ottobre 2008, n° 154 con il quale si dà il potere al Presidente del Consiglio di commissariale le Regioni e gli Enti locali che non provvedessero a concretizzare i piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche.

Il ministro Gelmini ha osservato di non essere in condizione di poter accogliere tale istanza preliminare e la Conferenza Unificata, dopo una breve sospensione, è stata quindi aggiornata.

Restano quindi sul tavolo ancora tutti i problemi aperti connessi al piano di riorganizzazione scolastica, sia sotto il profilo delle competenze che sotto il profilo del merito.

Ma cosa dice nel dettaglio il contestato “piano Gelmini”?
Esso parte dal presupposto - contestato anche questo da Regioni ed Enti Locali - che la rete scolastica italiana “è rimasta pressoché immutata nelle sue strutture” ovvero “nei suoi punti di erogazione del servizio (plessi, sedi distaccate o principali, sezioni associate e nei centri di coordinamento e gestione (istituzioni scolastiche”) e giunge alla conclusione che “la presenza dei due diversi livelli di competenza, quello nazionale e quello territoriale, l’assenza di un adeguato coordinamento tra i livelli istituzionali interessati e la carenza di idonei monitoraggi della rete (...) hanno favorito sprechi di risorse, sperequazioni e disfunzioni”.

Indice puntato anche sul numero dei plessi esistenti: “la polverizzazione sul territorio di piccole scuole non risulta funzionale al conseguimento degli obiettivi didattico-pedagogici” e quindi “si rende necessario non solo eliminare le numerose situazioni non conformi ai parametri dell’attuale normativa, ma anche ripensare il sistema nel suo complesso”.

E’ a questo livello che il “piano Gelmini” affonda il bisturi: “il dimensionamento delle istituzioni scolastiche dovrà procedere pertanto attraverso la verifica delle situazioni in atto finalizzata al rispetto dei parametri previsti dalla normativa vigente per il funzionamento delle scuole autonome, a cominciare dai territori non ubicati nelle comunità montane o nelle piccole isole, anche attraverso il progressivo superamento delle attuali situazioni relative ai plessi o a sezioni staccate con meno di 50 alunni”.
Insomma, il taglio comincia in città e quando questa raggiunge i parametri stabiliti si sposta in montagna.
Non viene quindi riconosciuta la specificità montana, come se chiudere un plesso di 49 alunni a Roma o in montagna fosse la stessa cosa.

Infatti il piano continua: “l’esperienza virtuosa di diversi Comuni, che ha consentito in questi anni di ovviare, ove possibile, alle criticità e all’isolamento delle piccole scuole, deve essere assunta come linea di intervento generalizzata, anche se richiederà tempi medio lunghi soprattutto nei territori montani e nelle piccole isole.
E’ opportuno tuttavia che l’intervento sia gradualmente realizzato dalle Regioni e dagli Enti Locali, col supporto di azioni mirate quali, ad esempio, l’attivazione di trasporti, l’adeguamento delle strutture edilizie ecc. e provvedendo contestualmente alla realizzazione di servizi in rete
”.

In buona sostanza, quindi, le Regioni subiscono un taglio dei finanziamenti e devono applicare il “piano Gelmini” partendo dalle città e poi (una volta che questa ha facilmente raggiunto i parametri numerici di 50 alunni per plesso) spostandosi in montagna. Gli Enti Locali devono provvedere ad adeguare le strutture edilizie e a organizzare il trasporto scolastico, anche se si concede che questo richiederà tempi medio-lunghi.
Ma per le Regioni e gli Enti Locali che non dovessero provvedere entro il 30 novembre (in quanto, recita il decreto 154, “i piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche (...)devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica già a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno ”) scatta il commissariamento governativo.

Ecco quindi il motivo della pregiudiziale posta in conferenza unificata da Regioni ed Enti Locali.

C’è molta preoccupazione sul territorio - osserva il presidente dell’Uncem, Enrico Borghi - e per questo chiediamo al governo di accogliere l’istanza di togliere dal tavolo il tema del commissariamento, in quanto c’è bisogno di entrare nel merito del provvedimento in tempi rapidi.
E’ evidente che su un tema così delicato come quello della scuola non si può procedere muro contro muro.
Se sarà possibile entrare nel merito con un clima più sereno, riproporremo le nostre istanze ribadendo che sul territorio montano la riorganizzazione del sistema scolastico è realmente avvenuta proprio a seguito della legge 97/94 che ha creato e concretizzato l’idea dell’istituto comprensivo che ha dato frutti positivi.
Non si può gettare tutto nel macero o nel calderone ma occorre dettagliare regione per regione le singole situazioni sapendo che stabilire la chiusura di una scuola in montagna significa sancire la fine di una comunità locale
”.   




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