COPERTINA
Aree interne Appennino Reggiano: oltre 50 mln interventi in 3 anni

23 Ott 2017

"Abbiamo bisogno che questo territorio abbia prospettive. Non possiamo continuare ad essere un 'territorio in deroga', per quanto riguarda i servizi: all'Appennino reggiano va riconosciuta la dignità, i diritti, i doveri ma anche le potenzialità che ci sono nel resto del Paese. E credo che la Strategia Nazionale Aree Interne rappresenti queste esigenze". Enrico Bini, sindaco di Castelnovo ne' Monti, ha introdotto con queste parole l'incontro di presentazione ai cittadini della Strategia dell'area dell'Appennino Emiliano, in corso di approvazione. L'assemblea dedicata a "Una montagna di latte" si è tenuto venerdì 14 ottobre nel Teatro Bismantova della cittadina, che con 10mila abitanti è la "capitale" della montagna reggiana.  

"Abbiamo voluto realizzare questo incontro nonostante il momento sia delicato, dopo la decisione chiusura del punto nascita dell'ospedale: vogliamo ridare un po' di fiducia e speranza al territorio" ha aggiunto Bini, che ha chiamato sul palco anche una delegazione dei cittadini che fuori dall'ingresso del teatro avevano manifestato la propria contrarietà nei confronti della decisione del ministero della Salute e di Regione Emilia-Romagna al presidente Stefano Bonacini, che era presente all'incontro. 

Il sindaco di Castelnovo ne' Monti, che ha coordinato i sindaci dell'Appennino Emiliano nella redazione della Strategia d'area, che porterà investimenti per circa 30 milioni di euro nel prossimo triennio, ha ricordato come sia stato aperto un tavolo, coinvolgendo anche i cittadini, per affrontare le prospettive della maternità in montagna. "Abbiamo coinvolti i giovani dell'Istituto Cattaneo, 1.200 studenti presenti qui a Castelnovo, che discuteranno con noi l'attuazione della SNAI". 

Dopo aver ascoltato le ragioni poste dai manifestanti, in modo composto ma fermo, l'onorevole Enrico Borghi, consigliere della presidenza del Consiglio per l'attuazione della Strategia, ha sottolineato nel suo intervento "l'importanza di comunità 'dialettiche' e vive in montagna, un elemento di ricchezza che ci aiuta a comprendere la bontà della Strategia: per 50 anni nel nostro Paese si è pensato che le istituzioni dovessero intervenire in modo assistenziale per quelle comunità che erano rimaste, mentre lo sviluppo poteva realizzarsi solo nelle aree metropolitane, quasi che il compito dello Stato fosse accompagnare 'a valle' quello che non erano già scesi giù. Erano risposte che tendevano ad obbligare uomini e donne della montagna a ritenersi gli ultimi. Finalmente, siamo riusciti a spiegare all'Unione europea che il problema demografico della montagna non riguarda le singole comunità, ma il Paese, che invalida la Costituzione e che lo sviluppo locale non può avvenire con operazioni centraliste, ma solo coinvolgendo il territorio. Sta ai sindaci alzare lo sguardo, programmare per il medio-lungo periodo". 

Nell'Appennino Emiliano lo sguardo lontano vede "una montagne di latte", con 45 produttori e latterie sociali (della montagna reggiano ma anche del modenese e dell'Appennino parmense) che hanno dato vita ad un Consorzio che si inizi ad occupare in autonomia anche della commercializzazione del Parmigiano Reggiano di Montagna, portando competenza e creando occupazione in montagna. O anche, racconta Bini, lo sfruttamento razionale delle risorse forestali per alimentare "le due caldaie a biomasse, che verranno realizzate a Castelnovo e a Villa Minozzo, in collaborazione con gli usi civici: un progetto ambizioso, che funzionerà e sarà finanziato solo se c'è garanzia di filiere locali di approvvigionamento", quello che servono a non far mangiare la montagna dal bosco. E ancora la Via del Volto Santo, da Mantova a Lucca, un progetto turistico che farà rete con la ciclo-pedonale della Pietra di Bismantova, il "monumento naturale" di questo territorio. 

 

La qualità del paesaggio agrario è del resto un elemento centrale in questo territorio, che fa parte del Parco Nazionale dell'Appennino tosco-emiliano, e dal 2015 è riconosciuta anche come riserva MAB (Man and Biosphere) UNESCO. Un territorio, ha ricordato nel suo intervento il presidente della Regione, Stefano Bonacini, che a partire dall'agricoltura sta richiamando molti giovani: "Nei tre bandi PSR pubblicati dalla Regione ho previsto un finanziamento a fondo perduto fino a 50mila euro dedicato agli under 40 che tornano in montagna per avviare un'azienda agricola. In tutti e 3 i casi, le domande hanno superato le nostre aspettative". Una parola che guarda al futuro, come prospettive, quelle della SNAI richiamate nel suo intervento dal sindaco Enrico Bini.

Ha concluso il Presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, accolto da alcune contestazioni dopo la decisione di chiudere il punto nascita di Castelnuovo (a causa di un trend di meno di 100 parti all’anno),  che ha illustrato gli importanti traguardi economici raggiunti dall’Emilia Romagna in termini di Pil ed esportazioni, in cui “oggi siamo la prima Regione italiana, davanti anche a Lombardia e Veneto, e tra le prime nei cinque maggiori Paesi europei”, e ha poi aggiunto: “Non vorrei che alla fine attirasse maggiore attenzione la contestazione, che pure comprendo e accetto, che questo progetto importantissimo. Un’azione che crea opportunità di lavoro, che rappresenta il primo livello di intervento per mantenere le persone a vivere in montagna, insieme alla tutela dei servizi alla persona e della salute che non abbiamo la minima intenzione di trascurare, anzi. La discussione è legittima ma noi non facciamo scelte per avere l’applauso e cinque voti in più domani, ma che garantiscano invece tra 20, 25 anni ai nostri figli di vivere con orgoglio in questo territorio. Quello che non voglio ci venga detto, è che abbiamo promesso e non abbiamo fatto, poi posso anche prendermi le offese. Quello che annunciamo noi siamo abituati a realizzarlo”. E ha poi concluso: “Qui ci sono delle opportunità enormi su cui intervenire. Il turismo ad esempio: essere area Mab Unesco è una opportunità splendida, che farà crescere nei prossimi anni opportunità di lavoro. Ci sono a disposizione milioni di euro per l’agricoltura di montagna. Attraverso i fondi regionali sul Psr abbiamo realizzato diversi bandi, e continuiamo a farlo, che offrono 50 mila euro a fondo perduto ai giovani che aprono una azienda agricola. Sono risorse che tutte le volte ci troviamo a finire rapidamente, perché oggi tanti giovani tornano alla terra, con competenze e un appeal nuovo, un settore in cui l’occupazione è in crescita dopo anni di calo, e che ha effetti a ricaduta sul dissesto e la cura del territorio. In Italia il ritardo digitale ci pone agli ultimi posti in Europa. Ora su questo capitolo sono stati stanziati 180 milioni dal Governo, e noi ne mettiamo altri 26. Entro il 2020 tutto il territorio montano emiliano romagnolo sarà coperto dalla banda ultra larga a 30 mega, i tre quarti con banda a 100 mega, la fibra sarà in tutte le scuole e le aree produttive. L’Appennino reggiano grazie alla strategia aree interne arriverà a questo risultato entro il 2018”. Ha poi annunciato: “Tornerò due volte a Castelnovo prima di Natale, per un incontro su tutti i progetti legato allo sviluppo infrastrutture, alle imprese, al lavoro. E un altro dedicato alla sanità, ai servizi e al Sant’Anna. Sottolineo però che abbiamo una delle migliori sanità pubbliche in Europa. In questi anni è stato assunto dalle Asl molto personale, lo faremo anche a Castelnovo, il che significa persone che vivranno e lavoreranno qui. Non chiuderemo nessuno ospedale. Li specializzeremo, tenteremo di renderli i migliori possibili. Non siamo però onniscienti per poterci occupare di tutto senza gli esperti. Ovviamente per una scelta che è stata molto difficile ci siamo fidati della comunità medica e scientifica. Che motivi avrei avuto per elaborare un disegno diabolico per chiudere un punto nascite? Abbiamo seguito le indicazioni dei professionisti, delle commissioni preposte. La scelta compiuta non è stata politica, bensì tecnica, solo per la sicurezza. Ci sono risorse per potenziare l’ospedale e potranno essercene anche di più. Se fosse stata una questione economica a spingere per la chiusura dei punti nascite, non avremmo invece scelto di investire sull’ospedale. Scegliamo insieme su quali reparti e servizi. Ma prendiamo anche atto che non c’è mai stata sul territorio una iniezione così robusta di capitali: tra fondi aree interne, investimenti sulle infrastrutture, la banda ultralarga, il rafforzamento dell’ospedale si arriva oltre 50 milioni, per poter continuare con orgoglio ad abitare la montagna. Se si sbagliano le battaglie, si può cercare di mantenere una cosa che sembra la più importante oggi, ma si perdono altre condizioni che garantiscano alla gente di continuare a vivere qui”.

(Ha collaborato Luca Martinelli)