COPERTINA
INTERVISTA AL NEOPRESIDENTE UNCEM BUSSONE. "DIALOGO PRIMA DI TUTTO. COMUNI DECISIVI PER IL PRESIDIO DELLE AREE MONTANE"

11 Lug 2018
I Delegati Uncem italiani hanno eletto venerdì al Congresso di Bologna Marco Bussone come nuovo Presidente. La grande eredità della presidenza di Enrico Borghi, durata ben 18 anni, è certamente importante, fatta di concretezza nelle azioni e di positiva visione politica. Come hanno ribadito nel corso del Congresso il Vicepresidente vicario Antonio Di Maria, il Vicepresidente Vincenzo Luciano, il Presidente della Delegazione ospitante Giovanni Battista Pasini, tanti altri intervenuti, fondamentale sarà, nei prossimi due anni, puntare su una forte collegialità e su un dialogo che consenta agli Enti locali di riconoscersi nelle proposte e nelle mobilitazioni di Uncem.
Presidente, cosa pensa in merito a questo nuovo "schema"?
Intanto voglio ringraziare il Presidente Borghi, il Vicepresidente Di Maria, la Giunta, il Consiglio, tutti i Delegati per l'importante lavoro svolto fin qui e per l'intensa giornata di Bologna. Nella mia relazione ho evidenziato come negli ultimi vent’anni, Uncem sia diventata un’organizzazione riconosciuta e autorevole, capace di dialogo, innovazione, forte interazione con le istituzioni e con gli Enti locali che rappresenta. Dal 1952 a oggi, Uncem ha attraversato la storia della Repubblica – con centinaia di Amministratori locali, Sindaci, Consiglieri, Presidenti di Delegazione, Presidenti nazionali, ma anche docenti universitari, economisti, sociologi, antropologi, geografi - strutturando proposte, affrontando mobilitazioni, costruendo pezzi di politiche che oggi non sono solo “storia” da consegnare a libri e archivi, bensì luce che orienta la conclusione del presente mandato e i prossimi decenni. Sono convito, con ciascuno degli Amministratori dei Comuni montani Uncem debba essere sempre più soggetto propulsivo dello sviluppo delle aree rurali, interne e montane, con una piena rappresentanza dei territori. 
Quale è la prima mission di Uncem?
Garantire la crescita delle aree montane del Paese ove gli Enti locali – i Comuni e le loro aggregazioni – sono il principale vettore di sviluppo e benessere. L’articolo 44 della Costituzione è alla base di ogni nostra azione istituzionale: pone al centro la montanità. E le montagnE sono plurali e da riconoscere nella loro specificità: alpina, appenninica e, all’interno delle due catene, vi sono le opportune differenze ed essenze.
Negli ultimi anni, anche nell'ultima campagna elettorale, non sempre le forze politiche hanno chiarito quale sia per loro il futuro delle autonomie locali, quale sia l'assetto dei Comuni. Come la mettiamo?
Intanto va ricordato che la legge 158 sui piccoli Comuni, approvata nel 2017 dopo quasi dieci anni di attesa, è un punto fermo. Servono oggi gli strumenti per attuarla pienamente, per dargli gambe. Non solo le risorse, che comunque l'ultima legge di stabilità ha aumentato. Serve una concretizzazione di quei 16 articoli che rappresentano una "prima volta" nella storia della Repubblica. Non era infatti mai successo che una legge chiarisse che l'Italia è  proprio questo, una Repubblica di 8.000 Comuni, la maggior parte piccoli e nelle aree interne del Paese, che vanno valorizzati e sostenuti nel lavoro insieme. I nostri territori rurali e montani del Paese sono infatti quelli vedono negli Enti locali – in primis i Comuni, i nostri piccoli Comuni - i soggetti più capaci di attivare politiche di mantenimento dei servizi stessi, di mobilitazione per contrastare abbandono di imprese e opportunità, di ambito nel quale si esercita la democrazia e la partecipazione, di sperimentazione e di innovazione. Porteremo questo approccio culturale e istituzionale sui tavoli del Governo e del Parlamento. Le autonomie locali sono la forza del Paese. 
Comuni e comunità. La radice è la stessa. Come si tengono queste due "colonne" della storia dell'Uncem? È ancora moderno parlare di comunità?
Penso ad Adriano Olivetti e alla sua Ivrea, la fabbrica come comunità diventata così moderna oggi grazie al riconoscimento Unesco. Oppure a Michele Pellegrino e alla sua attenzione ai margini, alle periferie, attualissima oggi. Penso alla modernità del concetto di comunità espresso da Papa Francesco. Comunità – secondo quanto scriveva e ripeteva Adriano Olivetti - è un concetto socio-antropologico che sul piano istituzionale è orizzontale e rispettoso delle identità, e che rimanda a una convivenza fatta di un progetto comune e non di una logica coercitiva, a una decisione fondata sulla collettività e non sull'imposizione, a un'esistenza che è fatta di libertà di adesione anziché sull'omologazione. La presenza degli uomini nelle montagne è riuscita ad aver ragione sulle difficoltà strutturali e sulle sperequazioni. Chi ha scelto di vivere nei territori montani e nelle aree interne e rurali deve poter rimanere sui territori stessi. Il senso di coesione, le comunità, permettono ancora di evitare che la solitudine dell'individuo diventi disperazione disgregante, favorisca l’abbandono, e che passi nelle nostre vallate quel modello di periferia in cui la gente non ha più il senso della vita, il senso del rapporto umano, il senso del valore e del limite di un'esperienza umana. Si devono innestare nei territori nuove progettualità e nuove persone, agendo sull’alto grado di apertura delle comunità alpine e appenniniche, dei paesi e dei borghi. 
Cosa chiedono, attraverso Uncem, queste comunità?
Le comunità dei nostri territori non chiedono allo Stato solo risorse e tantomeno assistenzialismo. Chiedono diritti, sgravi fiscali, semplificazione, sburocratizzazione. Uncem li chiede con loro, li chiede per loro, mostrando l’alterità, cioè che siamo diversi, che abbiamo specificità da riconoscere!
E i Sindaci? Quale è oggi il loro ruolo?
Per rispondere alle sfide delle comunità che li hanno eletti, i Sindaci negli ultimi anni con le loro Amministrazioni hanno costruito sistemi aggregativi capaci di rispondere alle sfide, agli orientamenti e alle progettazioni comunitarie, alle riduzioni troppo forti di personale che non hanno permesso di innestare – negli ultimi vent’anni – le adeguate capacità di innovazione e di visione nelle macchine organizzative degli Enti locali stessi. 
Sono quasi degli "eroi", questi Amministratori locali...
Sono persone che hanno scelto di mettersi a servizio della comunità. Sanno esercitare il dialogo, virtù oggi quasi perduta, almeno nella politica. Sindaci e Amministratori dei piccoli Comuni, nelle zone montane e rurali, hanno dimostrato di essere molto diversi dai colleghi delle grandi città, dalle realtà urbane. In queste ultime, sembra essersi chiusa una “gloriosa stagione dei Sindaci”, mentre nelle nostre realtà, il Sindaco e il Comune sono spesso i soggetti istituzionali, quasi gli unici, che portano lo Stato sul territorio. E i Cittadini si fidano di loro, lo sappiamo benissimo. I Sindaci dei piccoli Comuni sanno ascoltare e sanno decidere. Ecco perché Uncem può avere un futuro importante. Perché ha questa forte rete alla base, perché sa ascoltare le istanze dei territori e promuoverle, anche avviando mobilitazioni istituzionali forti, basate su concrete necessità.
In conclusione, quale la sua priorità, Presidente?
Il dialogo. Sapersi confrontare con tutti, saper coinvolgere tutti nell'impegno che da soli sarebbe eccessivamente gravoso e dunque fallimentare in partenza. Il dialogo prima di tutto. Consente trasparenza, collegialità, unitarietà d'intenti, relazioni autentiche e scambio di idee con tutti i soggetti istituzionali e non solo. Se mancherà, se dovesse mancare con qualcuno, chiedo scusa sin d'ora. Errori, sbagli, mancanze, saranno strumenti per ricominciare in modo migliore il percorso.