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“Siamo davvero ad un passo dalla nuova governance delle aree montane. Speriamo ora che nell’ultimo miglio non si imbatta in qualche ostacolo imprevisto”.
Enrico Borghi, presidente Uncem e responsabile Anci per la montagna, è al tempo stesso soddisfatto e guardingo all’uscita dall’importante incontro di Palazzo Chigi nel quale il Presidente del Consiglio Mario Monti ha assicurato il ritorno dell’Imu ai comuni dal 2013 e il varo di un decreto per l’associazionismo comunale.
Presidente Borghi, intanto com’è andata in sala verde?
“Il governo, con il presidente Monti in testa, ha tenuto un atteggiamento di dialogo nel merito e di apertura alle nostre istanze, frutto a mio avviso della ragionevolezza delle nostre proposte e della vasta e unitaria mobilitazione degli amministratori comunali italiani in queste settimane.”
-Quindi novità anzitutto sul Imu…
“E’ stato confermato il carattere sperimentale dell’anticipazione al 2012. Il che significa che possiamo lavorare per far tornare dal 2013 l’intera imposta nella disponibilità dei Comuni, a saldi invariati”.
-Cosa significa a saldi invariati?
“Che il governo recupererebbe sul fondo di riequilibrio le risorse derivanti dal trasferimento totale del gettito Imu ai Comuni. In tal modo si rispetterebbe il fiscal compact in sede europea, perché non ci sarebbe un aumento di spesa corrente ma una diversa articolazione delle risorse. E i Comuni ne guadagnerebbero in autonomia uscendo definitivamente dalla logica dei trasferimenti statali”.
-Quindi scomparirebbe il fondo di riequilibrio o di perequazione?
“Assolutamente no, perché è ovvio che ci saranno sempre esigenze per chi è sottodotato o –penso alle zone montane- ha costi strutturali permanenti. Il fondo di riequilibrio, però, potrà essere ricavato all’interno della finanza comunale, perché a quel punto di realizzerebbe una perequazione orizzontale tra Comuni e non più una perequazione verticale tramite lo Stato. Sarebbe una grande conquista in termini di solidarietà tra i Comuni e di affrancamento dal ministro dell’economia di turno”
-L’altra novità del vertice arriva sul versante istituzionale. Ce la riassume?
“Lo scorso 22 maggio il presidente Monti ci convocò a Palazzo Chigi, e in quella sede dicemmo chiaramente che si doveva procedere con tempi certissimi con l’approvazione della Carta delle Autonomie, perché la scadenza del 30 settembre con il ritorno in campo dell’art. 16 di Calderoli avrebbe nuovamente scassato l’intero sistema. In alternativa, chiedevamo un provvedimento ad hoc sull’associazionismo comunale”.
-Che è quello che vi ha promesso Monti?
“Il governo si è impegnato a risolvere, mediante lo strumento del decreto da convertire definitivamente in legge entro fine settembre, il tema dell’introduzione delle Unioni dei Comuni e delle Unioni dei Comuni montani, togliendo dal tavolo la logica coattiva dell’articolo 16 e considerando piccoli comuni tutti quelli fino a 5.000 abitanti come chiedevamo. Ha recepito la logica della flessibilità da noi avanzata tra Unione e convenzione per la gestione delle funzioni fondamentali. E ha parlato di un dimensionamento di 10.000 abitanti per le Unioni, derogabile in aumento o diminuzione da parte delle Regioni. E quindi ha annunciato che stralcerà l’articolo 8 dall’attuale testo della Carta delle Autonomie per farne un decreto ad hoc, che davvero apre la porta al nuovo sistema di governo dei territori”.
-E sul patto di stabilità?
“Insieme con il collega Mauro Guerra abbiamo fatto presente che occorre aprire un focus sui piccoli Comuni, che a nostro avviso vanno tolti dall’ingresso nel Patto dal 2013 come prevede il decreto Calderoli. Questo naturalmente rientra nel più complesso negoziato sul Patto, che coinvolgerà le regioni e il cui confronto si aprirà nei prossimi giorni in sede di Conferenza Unificata. Abbiamo apprezzato sul punto l’attenzione del presidente Monti e del viceministro Grilli”.
-Quindi siamo ad un punto di svolta?
“Siamo ad un importante apertura da parte del governo. Ora c’è bisogno che dalle parole si passi ai fatti, perché i giorni passano e gli amministratori non possono attendere che la clessidra della politica romana scorra inutilmente. Finita la fase della richiesta, ora per noi inizia quella del pungolo”.