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Il Presidente di Uncem Calabria Vincenzo Mazzei e il Coordinatore piccoli Comuni di Anci Michele Drosi scrivono al Presidente della giunta regionale sul tema unione dei Comuni. “Con il D.L. n. 95, del 6 luglio 2012, il Governo recependo le indicazioni dell’Anci, ha dato una forte spinta al processo di aggregazione degli Enti locali di minore dimensione. In particolare, ai Comuni inferiori a 5.000 abitanti, viene imposta la gestione in forma associata, attraverso le Unioni o con convenzione, dei servizi fondamentali – si legge nella lettera -. E’ necessaria, perciò, una comune assunzione di responsabilità, al fine di avviare anche in Calabria, il difficile ma necessario processo di associazione fra gli enti locali di piccole dimensioni. A tal fine, bisogna agire con la massima apertura e disponibilità al dialogo, superando le evidenti contraddizioni esistenti. La Regione Calabria, infatti, che da un lato tenta di promuovere la nascita delle Unioni, attraverso il finanziamento di uno specifico progetto affidato alla Fondazione Field, dall’altro non valuta la possibilità di trasformare in Unioni le Comunità montane, che il D.Lgs n.267/2000 qualifica come “Unioni di Comuni montani e parzialmente montani”, di fatto Unioni già esistenti, organizzate, con personale, sedi e strutture presenti su tutto il territorio calabrese. E’ fuori discussione che in caso di scioglimento delle Comunità montane, i rapporti giuridici e patrimoniali, sia passivi che attivi creati, tornano in capo ai comuni, mentre la riforma proposta dalla Giunta Regionale, prevede che il patrimonio e i beni delle soppresse Comunità Montane (es. Sedi, opere, arredi, attrezzature ecc.) vanno conferiti alla costituenda Azienda per la Forestazione e le Politiche per la Montagna, ed i debiti ai Comuni membri. Così facendo i Comuni verrebbero spogliati dei beni delle Comunità montane, ma sarebbero gravati dei debiti contratti per la costituzione di tali beni. Al danno, quindi, anche la beffa, senza tener conto né del fatto che i comuni hanno versato annualmente la quota associativa e nemmeno dello stato disastroso della finanza locale, che non consente ai piccoli Comuni di garantire i servizi essenziali ai cittadini. Non è questa la strada maestra da percorrere, ma quella scelta con il D.L. n. 95 del 6 luglio 2012 (Spending review). Il provvedimento legislativo del Governo prevede che “l’Unione dei Comuni ove costituita in prevalenza da comuni montani, essa assume la denominazione di unione di comuni montani e può esercitare anche le specifiche competenze di tutela e di promozione della montagna attribuite in attuazione dell’articolo 44, secondo comma, della Costituzione e delle leggi in favore dei territori montani”. Alle Unioni di Comuni montani, perciò, dovrebbe essere assegnato il patrimonio di beni e personale che oggi appartiene alle Comunità Montane. Altre regioni italiane lo hanno già fatto, con semplicità e senza drammi. Ma non c’è bisogno di guardare altrove, anche in Calabria abbiamo delle eccellenze. L’Unione dei Comuni di Isca sullo Jonio, infatti, nata dallo scioglimento della omonima Comunità montana, gestisce sin dal 2008 diverse funzioni e servizi per i Comuni associati ed è considerata un esempio di buone pratiche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La stessa Fondazione Field, ha stipulato con tale Unione un protocollo d’intesa, per esportarne il modello organizzativo e gestionale. Finora si è utilizzato l’alibi dei costi del personale delle Comunità Montane, ma anche questo è un falso problema. In seguito alle sentenze della Corte Costituzionale e per effetto della legge 285/77, finanziata dalla Legge 138/1984, gli stipendi della maggior parte dei dipendenti di tali enti, sono a carico del Ministero dell’Interno e la Regione fa solo da tramite. Inoltre, nessuna riduzione dei costi ci sarebbe, se questo personale dovesse essere utilizzato nelle Unioni o nella costituenda Azienda. A conferma di tutto ciò, si richiama l’Ordine del Giorno del Consiglio Regionale n.39, a firma dell’On.le Fedele, approvato in data 27/12/2011, con il quale si chiede al Ministero dell’Interno l’erogazione della somma di € 16.379.384,86 prevista nel Capitolo P.G. 1318 di tale Ministero, e il ripristino di detto fondo a partire dall'anno 2012.Serve maggiore coerenza fra l’azione informatrice svolta dalla Giunta Regionale attraverso il progetto “Unioni di Comuni” e quanto concretamente potrebbe essere fatto per far nascere le Unioni, dotandole di sedi, personale e di una rete di rapporti già consolidata. Invitiamo perciò l’intero Consiglio Regionale a rivedere alla luce del D.L. n. 95 del 6 luglio 2012 la proposta di legge della Giunta Regionale n. 216/9^, agevolando la nascita delle Unioni di Comuni Montani, alle quali assegnare il patrimonio ed il personale delle attuali Comunità Montane.