Valle d'Aosta, Barocco, Celva: "piccoli comuni montani presidio di civilitÓ"

23 Giu 2017

Il confronto con la realtà nazionale ci dice che dei 7998 Comuni italiani, sono ben 5585 le amministrazioni sotto i 5mila abitanti, pari al 70%. In Valle d’Aosta la proporzione è ben più alta: sono 73 su 74 i piccoli Comuni. E anche Aosta, il capoluogo della Regione autonoma, con 34.390 abitanti, se paragonato agli 887mila di Torino ha dimensioni demografiche ben limitate.

"Eppure i Comuni, e soprattutto i piccoli Comuni alpini, rappresentano un presidio di civiltà", ha ricordato Jean Barocco, sindaco di Quart. Infatti, "la montagna è un’area di particolare interesse ed è interesse di tutti che le aree montane crescano e si sviluppino, riconoscendone il ruolo peculiare" uscendo quindi da una impasse che significa spopolamento, impoverimento, abbandono del territorio, come ha evidenziato ad Aosta Enrico Borghi, deputato della Repubblica e sindaco dell’ossolana Vogogna, presentando il libro “Piccole Italie. Le aree interne e la questione territoriale”, scritto a partire dalla propria esperienza di amministratore di montagna.

L’iniziativa, voluta dal CELVA, il Consorzio degli enti locali della Valle d’Aosta, in collaborazione con la Fondazione Montagne Italia, si è tenuta il 10 giugno ed è stata moderata dal consigliere di amministrazione del CELVA e di Fondazione Montagne Italia Giovanni Barocco. Numerosi gli amministratori, i rappresentanti di associazioni e categorie, gli imprenditori e i cittadini presenti. Dopo i saluti del Presidente del CELVA Franco Manes, sono intervenuti anche il Vicepresidente del CELVA Giulio Grosjacques, il senatore Albert Lanièce, e l’esperto UNCEM Giuseppe Rollandin.

Giovanni Barocco, consigliere di amministrazione del CELVA, ha introdotto così l’incontro: “Da una riflessione sulla nostra peculiare realtà locale, la “Petite Patrie”, allarghiamo lo sguardo alla “Grande Patrie”, quella nazionale. In questo contesto, le aree interne rappresentano aree di particolare pregio ed interesse non solo nazionale. A questo proposito è sufficiente, citare Libeskind, il noto architetto di Ground Zero, che parlando dei piccoli centri della Penisola, dice “racchiudono il DNA dell’umanità…perché tutto è nato per facilitare le relazioni…una cultura che mette l’uomo e i suoi bisogni al centro, creando dialogo".

Il dibattito è stato anche un'occasione per ragionare con gli amministratori valdostani di politiche per i Comuni. Amministrare un piccolo Comune nella Regione più piccola d’Italia infatti, è stata la prospettiva portata alla discussione da Giulio Grosjacques, vicepresidente del CELVA e sindaco di Brusson. “Vivere e amministrare i Comuni di montagna - ha sottolineato - è oneroso: occorre mantenere i presidi di servizio fondamentali, come il Comune, la scuola, le forze di polizia, l’assistenza sanitaria, ma anche il piccolo negozio di prossimità e il servizio postale. Dobbiamo inoltre tenere presente che i servizi alla popolazione possono variare in presenza dei flussi turistici".

Grosjacques ha ricordato che proprio con tale prospettiva "nell’agosto del 2014 il Legislatore regionale ha sostanzialmente accolto le istanze degli enti locali e ha approvato la legge 6 del 2014 sull’associazionismo di funzioni e servizi. Proprio il caposaldo di tale legge è il mantenimento dei nostri 74 Comuni, ma per farlo è necessaria la garanzia delle risorse. Devono crearsi quindi opportune condizioni per fare impresa in montagna, attraverso il turismo, l’enogastronoma, la cultura”.

Al tempo stesso, ha voluto evidenziare Giovanni Barocco, “non esiste la montagna, ma le montagne, diverse per cultura, tradizioni e peculiarità ambientali”. Un esempio a questo proposito è stato rimarcato anche nel volume da Borghi citando, nell’ambito di una carrellata storica sulle metamorfosi delle politiche territoriali, la Carta di Chivasso del dicembre del 1943, che ha identificato “nei principi delle tre autonomie (culturali, economiche e istituzionali) i presupposti a partire dai quali è stata data vita, nell’Italia post-fascista, a una risposta istituzionale che tenesse conto dei diritti delle popolazioni e delle comunità”.

Dei 90 miliardi di euro di fatturato prodotti da acqua, turismo, aria, paesaggio, benessere ed enogastronomia prodotti nelle aree alpine e di cui parla Borghi in “Piccole Italie”, ha concluso Barocco “quanti tornano davvero sul territorio? Le montagne sono un luogo per anticipare innovazione politica e coesione sociale e Fondazione Montagne Italia, vuole essere un centro dove si fa ricerca, si elaborano progetti e sopra tutto si parla di contenuti delle politiche per le montagne, i contenitori ci interessano poco".

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