COMUNICATI STAMPA
Borghi: "Ridurre la legge sui piccoli comuni solo a una questione di soldi statali e' miope"

"A pochi giorni dalla definitiva approvazione della legge sui piccoli comuni al Senato, si stanno levando incomprensibili polemiche tese a far rilevare la limitatezza dello stanziamento di bilancio di 100 milioni, come se questo fosse il cuore del provvedimento. Con il rischio di impiombare il processo di approvazione, cercando il meglio che come sempre è nemico del bene. Ai detrattori consiglio di leggere il testo per intero, cosicchè possano avere soddisfazione dei dubbi e sostenere il processo di approvazione anziché mettere i bastoni tra le ruote all'ultimo miglio". 

Così l'on. Enrico Borghi, presidente Uncem e relatore alla Camera della legge sui piccoli comuni, interviene nella polemica apertasi in queste ore sulla dotazione del fondo della legge, attualmente incardinata nell'Aula del Senato.

"Ci sono - prosegue Borghi- molti motivi che vanno nella direzione di chiudere la legge, senza attardarsi in polemiche dell'ultima ora. Anzitutto, si sancisce il principio che la residenza nei piccoli comuni costituisce un interesse nazionale in quanto promuove l'equilibrio demografico del Paese e tutela e valorizza il patrimonio nazionale. Non era mai accaduto prima, anzi avevamo leggi che dicevano esattamente l'opposto. Poi viene istituito il Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni. Fino a ieri non esisteva. Posso condividere l'osservazione circa l'esigenza di maggiori risorse, ma con l'esistenza di uno specifico capitolo di bilancio istituito per legge, in sede di legge di bilancio annuale il fondo medesimo potrà essere rimpinguato. Se non partiamo mai, non arriveremo mai. E come noto, c'è più tra 0 e 1 che tra 1 e 1000. Abbiamo bisogno di questa legge. Senza di essa, nessun fondo potrà essere allocato, ed anzi continueremo ad assistere a lotterie come il programma Seimila Campanili che ha disseminato importanti risorse senza pianificazione nè logica. Con la legge vigente, questo non potrà più accadere".

"Inoltre - continua ancora l'on. Borghi - il cuore della legge è l'introduzione di una serie di garanzie per le comunità che vivono nei piccoli comuni. Infatti, con questa norma lo Stato si vincola a garantire l'erogazione di servizi essenziali nei territori dei piccoli comuni come poste, trasporti, scuola, banda larga. Per la prima volta la specificità dei territori governati dai piccoli comuni viene presa in considerazione. In più, per evitare la dispersione a pioggia di risorse, la legge introduce all'articolo 13 il principio secondo cui i piccoli comuni esercitano in forma associata mediante Unione di Comuni e Unioni di Comuni montani le funzioni di programmazione in materia di sviluppo socio economico nonchè quelle di impiego dei fondi strutturali UE: una misura importante, che la stessa Ragioneria Generale dello Stato nella sua relazione ha ricordato essere misura di efficienza e di risparmio per la pubblica amministrazione. In questo contesto di ripresa della cooperazione intercomunale, e di programmazione delle risorse disponibili, la legge sui piccoli comuni e il relativo fondo possono essere l'innesco di investimenti che vanno ben al di là della dotazione originaria, giungendo a coinvolgere le risorse disponibili su scala regionale dai vari fondi di sviluppo sostenuti dall'Unione Europea che come noto sono gestite da ciascuna singola Regione".

"Aprire il fianco a polemiche sterili che avrebbero come unico risultato quello di impiombare l'iter di approvazione - conclude Borghi - è miope e inconcludente. Fino a pochi anni fa, la vulgata nel Palazzo e nel Paese era tesa a chiudere i piccoli Comuni. Questa legge inverte il trend, e apre la strada a maggiori risorse, legate alla capacità di progettazione e di cooperazione delle comunità locali e introduce garanzie importanti per l'erogazione di servizi statali. Perciò auspico che, fatta chiarezza su questi aspetti, si possa procedere con celerità alla definita approvazione del testo".